Autore: Tommaso De Simone, Head of Operations Energy Efficiency, Helexia Italy
Logistica e transizione energetica: come ridurre consumi, costi ed emissioni degli hub logistici
di Tommaso De Simone, Head of Operations EE, Helexia Italia
Il settore della logistica sta attraversando una fase di profonda evoluzione. Automazione, crescita delle attività distributive, elettrificazione e obiettivi di decarbonizzazione stanno cambiando non soltanto il modo in cui vengono progettati e gestiti gli hub logistici, ma anche il loro rapporto con l’energia.
Secondo il Rapporto 2026 di Scenari Immobiliari, nel 2025 l’assorbimento di spazi logistici ha raggiunto 2,5 milioni di metri quadrati, in crescita del 7% rispetto all’anno precedente, mentre gli investimenti hanno raggiunto 2,05 miliardi di euro, con un incremento del 17%. Un mercato che sta diventando allo stesso tempo più selettivo: la domanda si orienta sempre più verso immobili efficienti, energeticamente affidabili e in grado di rispondere alle nuove esigenze operative.
È in questo scenario che l’energia assume un ruolo diverso rispetto al passato. Per un operatore logistico non rappresenta soltanto una voce di costo da controllare: può diventare una componente della strategia con cui gestire e valorizzare i propri asset.
Ogni asset richiede una strategia energetica su misura.
Le grandi coperture sono sicuramente una delle caratteristiche che rendono gli immobili logistici particolarmente interessanti per la produzione fotovoltaica.
Se le condizioni strutturali e tecniche lo consentono, superfici molto estese possono essere utilizzate per produrre energia rinnovabile direttamente nel luogo in cui una parte di quell’energia viene consumata.
Ma quando analizziamo un nuovo sito, la superficie disponibile racconta soltanto una parte della storia.
Prima di progettare un impianto dobbiamo capire come funziona energeticamente quell’asset: quanto consuma, quando consuma, quali sono le sue esigenze operative, quale quota dell’energia prodotta potrebbe essere utilizzata direttamente e quali caratteristiche tecniche possono condizionare l’intervento.
Il punto di partenza, quindi, non dovrebbe essere semplicemente “quanto fotovoltaico possiamo installare?”, ma quale soluzione energetica è più coerente con le caratteristiche e con il fabbisogno reale di quel sito.
I primi aspetti da valutare per entrare nel merito della verifica energetica sono gli orari di lavoro, carichi energetici sensibili alimentati da circuiti di emergenza e presenza o meno di sistema di monitoraggio.
È un cambio di prospettiva importante, perché permette di considerare il fotovoltaico non come un intervento isolato, ma come una componente della strategia energetica dell’immobile.
Produrre energia è importante. Capire come la consumiamo lo è altrettanto
Un hub logistico è un sistema nel quale convivono esigenze energetiche differenti. Illuminazione, climatizzazione, movimentazione e automazione, sistemi informatici e, a seconda delle attività svolte, refrigerazione e infrastrutture per la ricarica dei mezzi contribuiscono a determinarne il profilo di consumo.
Per questo la produzione di energia rinnovabile dovrebbe essere accompagnata dalla conoscenza di come l’energia viene effettivamente utilizzata.
Il monitoraggio permette di ricostruire i profili di consumo, individuare anomalie e comprendere dove esistono margini di ottimizzazione. Interventi sull’illuminazione, sugli impianti HVAC o sui sistemi di regolazione possono contribuire a ridurre il fabbisogno dell’edificio. Il fotovoltaico consente poi di coprire una parte dei consumi residui attraverso energia rinnovabile prodotta direttamente sul sito.
Non esiste necessariamente una sequenza identica per tutti gli immobili.
In alcuni casi il fotovoltaico può rappresentare l’intervento con cui iniziare. In altri può emergere la necessità di intervenire prima sull’efficienza degli impianti o sulla capacità di conoscere e controllare i consumi.
È proprio per questo che, prima ancora della tecnologia, diventa importante avere una visione complessiva dell’asset.
La complessità aumenta quando dall’hub passiamo alla rete
Questa necessità diventa ancora più evidente quando un operatore logistico gestisce più immobili.
Una rete di hub non è semplicemente la moltiplicazione dello stesso edificio. Ogni sito presenta caratteristiche proprie: cambiano dimensioni e superfici disponibili, profili di consumo, impianti esistenti, condizioni delle coperture, modalità operative e prospettive di sviluppo.
Di conseguenza, applicare indistintamente la stessa soluzione a ogni immobile difficilmente consente di valorizzare al meglio il potenziale dell’intero patrimonio.
La vera sfida diventa quindi passare dalla logica del singolo progetto a quella di una roadmap energetica multisito.
Questo significa analizzare e confrontare gli asset, individuare quelli sui quali esiste il maggiore potenziale, stabilire le priorità e programmare gli interventi nel tempo.
Significa anche trovare il giusto equilibrio tra standardizzazione e personalizzazione.
Quando si lavora su più siti è utile costruire un metodo comune, sia nella progettazione sia nella gestione del programma. Ma questo non significa replicare automaticamente lo stesso progetto: la soluzione deve continuare ad adattarsi alle caratteristiche tecniche e operative di ciascun asset.
Pianificare interventi su più siti significa verificare le indicazioni comuni del top management e poi entrare nel merito dell’operatività di ciascun sito, programmando gli interventi in modo analitico nei momenti in cui non si verificano interferenze con il flusso produttivo (anche in notturna se necessario).
È probabilmente proprio questa capacità di mantenere una visione comune senza perdere di vista le specificità dei singoli immobili a rendere efficace un programma energetico su scala.
Sei impianti, un’unica strategia
Abbiamo avuto modo di applicare concretamente questo approccio anche in Italia, attraverso un progetto sviluppato per un importante operatore internazionale del settore logistico.
Il programma ha coinvolto 6 impianti fotovoltaici distribuiti su più siti, per una potenza complessiva di 2,8 MWp.
La dimensione complessiva è certamente significativa, ma non è l’unico elemento interessante del progetto.
Lavorare contemporaneamente su più asset significa mantenere un obiettivo comune e, allo stesso tempo, confrontarsi con caratteristiche differenti da sito a sito. È proprio in questa relazione tra visione complessiva e specificità del singolo intervento che un progetto multisito mostra tutta la sua complessità.
Dopo aver ricevuto le indicazioni dal top management in merito alle necessità del singolo progetto, si entra in un livello di dettaglio che riguarda l’operatività del singolo sito dialogando e coinvolgendo direttamente con il site manager.
Questa esperienza evidenzia un principio che considero centrale quando si parla di transizione energetica delle grandi organizzazioni: scalabilità non significa necessariamente uniformità.
Un progetto può essere replicabile nel metodo, nei processi e negli obiettivi, mantenendo al tempo stesso la flessibilità necessaria per adattarsi a immobili differenti.
Dalla somma dei progetti a una roadmap energetica
Per un operatore logistico con una rete distribuita sul territorio, l’obiettivo dovrebbe quindi essere più ampio della realizzazione di singoli interventi.
Il punto di partenza è conoscere il patrimonio: consumi, caratteristiche degli edifici, impianti, potenziale di produzione rinnovabile e obiettivi dell’organizzazione.
Solo successivamente è possibile stabilire dove intervenire per primo e con quali soluzioni.
È la logica che adottiamo in Helexia attraverso il nostro approccio PLAN – BUILD – RUN – FINANCE: partire dall’analisi e dalla definizione della strategia, passare alla progettazione e realizzazione degli interventi e continuare a seguirne le performance durante la fase di esercizio, individuando anche le modalità più adatte per sostenere economicamente il programma.
Questo aspetto diventa particolarmente rilevante quando gli interventi riguardano più siti. La disponibilità di risorse finanziarie e organizzative non è infinita: avere una roadmap permette di stabilire priorità e programmare nel tempo il percorso di trasformazione del patrimonio.
La transizione energetica diventa così un processo progressivo e misurabile, anziché una successione di iniziative scollegate.
La prossima sfida sarà integrare
Guardando all’evoluzione del settore, credo che la sfida per la logistica non sarà semplicemente aumentare il numero di impianti fotovoltaici installati sui tetti dei magazzini.
Il passaggio successivo sarà riuscire a integrare sempre meglio produzione rinnovabile, riduzione dei consumi, monitoraggio, gestione degli asset ed elettrificazione.
Un impianto fotovoltaico può produrre energia rinnovabile. Un intervento di efficienza può ridurre il fabbisogno. Un sistema di monitoraggio può aiutare a comprendere come quell’energia viene utilizzata. Ma è mettendo in relazione questi elementi che possiamo iniziare a ragionare sul sistema energetico dell’asset nel suo complesso.
E per le organizzazioni multisito la prospettiva deve allargarsi ulteriormente: dal sistema energetico del singolo edificio al sistema energetico dell’intera rete.
Per gli operatori del settore logistico, qualsiasi percorso di efficientamento energetico dovrebbe partire da una diagnosi energetica approfondita. Qualora tale analisi sia già stata effettuata, è fondamentale affidarsi a partner in grado di supportare concretamente l’implementazione delle misure individuate, valutandone l’effettiva coerenza con le esigenze operative, organizzative ed economiche dell’azienda.