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Simone Tribbia, Sales Engineer Energy Efficiency, Helexia Italy

Autore: Simone Tribbia, Sales Engineer Energy Efficiency, Helexia Italy

Diagnosi energetica 2027: dall’obbligo a un’opportunità per le imprese

Il tema della diagnosi energetica torna al centro dell’attenzione delle imprese, tra scadenze già note e un quadro normativo italiano chiamato ad adeguarsi alle nuove disposizioni europee.

La Direttiva UE 2023/1791 indica l’11 ottobre 2026 come data entro cui le imprese interessate dalle nuove disposizioni europee sopra la soglia dei 10 TJ devono effettuare il primo audit energetico. Per le grandi imprese e le imprese energivore già soggette all’obbligo in Italia, invece, il 5 dicembre 2027 sarà il prossimo appuntamento quadriennale con la diagnosi energetica.

Due scadenze diverse, che indicano però una stessa direzione: conoscere e gestire i propri consumi energetici sta diventando sempre più importante.

Per chi lavora ogni giorno con le imprese sui temi dell’energia, la questione non è soltanto normativa. Aspettare una scadenza per analizzare i propri consumi significa considerare la diagnosi come un semplice adempimento, quando invece diventa il punto di partenza per individuare inefficienze, definire le priorità di intervento, ridurre il rischio di inefficienze o criticità che possono incidere sulla produzione e generare risparmi concreti.

È questo il cambio di prospettiva che ritengo più interessante: non chiedersi soltanto “devo fare la diagnosi?”, ma soprattutto “cosa posso fare grazie alla diagnosi?”.

Diagnosi energetica 2027: chi è obbligato e cosa cambia con la nuova Direttiva UE

In Italia, il D.Lgs. 102/2014 prevede l’obbligo periodico di diagnosi energetica per le grandi imprese e le imprese a forte consumo di energia, secondo i requisiti stabiliti dalla normativa.

Per i soggetti interessati la diagnosi ha cadenza quadriennale. Dopo l’ultima scadenza del 5 dicembre 2023, il prossimo appuntamento è previsto per il 5 dicembre 2027. Si tratta di un meccanismo ormai consolidato, avviato nel 2015 e che negli anni ha coinvolto migliaia di imprese italiane.

A questo quadro si affianca la Direttiva UE 2023/1791 sull’efficienza energetica (EED), che introduce un cambiamento significativo: il nuovo approccio europeo attribuisce un ruolo centrale non alla dimensione aziendale, ma ai consumi energetici effettivi dell’impresa.

La Direttiva individua una prima soglia a 10 TJ di consumo medio annuo nei tre anni precedenti, equivalenti a circa 239 tep o 2,78 GWh di energia. Per le imprese sopra questa soglia che non attuano un sistema di gestione dell’energia, è prevista la diagnosi energetica.

Oltre 85 TJ, pari a circa 2.030 tep o 23,6 GWh, è invece prevista l’adozione di un sistema di gestione dell’energia certificato da un organismo indipendente secondo le pertinenti norme europee o internazionali, come la ISO 50001.

Nel calcolo vengono considerati complessivamente tutti i vettori energetici utilizzati dall’impresa: non soltanto elettricità, quindi, ma anche gas naturale, gasolio, biomassa e l’energia autoprodotta e autoconsumata, ad esempio attraverso impianti fotovoltaici.

Il riferimento è al consumo medio dei tre anni precedenti; per le imprese che non dispongono di uno storico triennale, gli orientamenti europei prevedono criteri specifici per determinare quando le nuove soglie risultano applicabili.

Il nuovo criterio interessa quindi anche le PMI con consumi energetici significativi, indipendentemente dal fatto che rientrino o meno nella tradizionale definizione di grande impresa.

La Direttiva europea stabilisce l’11 ottobre 2026 per il primo audit delle imprese interessate dalla soglia dei 10 TJ e l’11 ottobre 2027 per l’adozione del sistema di gestione dell’energia da parte delle imprese sopra gli 85 TJ.

Sul piano italiano, tuttavia, il quadro di recepimento deve ancora essere considerato con attenzione. È quindi importante distinguere ciò che la Direttiva europea ha già stabilito dalle modalità con cui le nuove disposizioni saranno pienamente attuate nell’ordinamento nazionale.

Al di là delle tempistiche del recepimento, il segnale per le imprese è chiaro: il consumo effettivo assume un peso sempre maggiore e amplia la platea delle aziende chiamate a conoscere e gestire in maniera strutturata la propria performance energetica.

Dalla compliance alla strategia energetica

È qui che, a mio avviso, la discussione diventa più interessante.

La diagnosi energetica, o audit energetico, permette di comprendere dove, come e quanta energia viene utilizzata all’interno di un’azienda, di un sito o di un processo produttivo. Consente di individuare le aree maggiormente energivore, evidenziare inefficienze e identificare possibili opportunità di miglioramento.

Ma conoscere le inefficienze non è sufficiente.

Il vero valore della diagnosi emerge quando permette all’impresa di prendere decisioni: dove conviene intervenire? Quali interventi possono produrre il maggiore risparmio? Quali hanno la priorità? Quale investimento richiedono? Quali risultati possono generare e quali sono i tempi di ritorno degli interventi di efficientamento?

Anche il nuovo quadro europeo rafforza questo principio. La Direttiva prevede infatti che dalle raccomandazioni dell’audit derivi un piano d’azione concreto e fattibile, individuando le misure da implementare quando risultano tecnicamente o economicamente realizzabili.

La logica dovrebbe quindi essere sempre meno “fare una diagnosi” e sempre più “capire cosa fare grazie alla diagnosi”.

Dalla diagnosi agli interventi: il valore di un approccio integrato

Una volta individuate le opportunità, il passaggio successivo consiste nel trasformarle in interventi concretamente realizzabili.

Possono riguardare, ad esempio, l’ottimizzazione degli impianti HVAC, la produzione e distribuzione di calore e freddo, l’aria compressa, il recupero di calore, l’illuminazione, l’elettrificazione dei consumi, i sistemi di Energy Management o la produzione di energia rinnovabile.

Non esiste però una soluzione valida indistintamente per tutte le aziende.

Per questo in Helexia adottiamo un approccio integrato, partendo dall’analisi dei consumi per individuare e prioritizzare le opportunità, valutarne la fattibilità, accompagnare l’impresa nella realizzazione degli interventi e monitorarne successivamente le performance.

L’obiettivo non è realizzare il maggior numero possibile di interventi, ma individuare quelli più efficienti sulla base dei dati e trasformare il potenziale di risparmio in risultati misurabili.

Dalla diagnosi agli interventi: il caso Leroy Merlin

Un esempio concreto è il percorso sviluppato da Helexia con Leroy Merlin.

Le diagnosi energetiche realizzate nel 2019 e nel 2023 sono state utilizzate non solo in ottica di compliance, ma anche per individuare opportunità di efficientamento e decarbonizzazione.

Sul fronte dell’efficienza energetica, Helexia ha realizzato 13 interventi, con risparmi energetici fino al 50% su alcuni siti e una riduzione complessiva di circa 1.900 tonnellate di CO₂ all’anno.

Parallelamente, sono stati installati 25 impianti fotovoltaici, per una potenza complessiva di 8,7 MWp, mentre i servizi di Energy Management sono stati estesi a 52 siti, con monitoraggio dei consumi elettrici e di gas attraverso sistemi EMS, dashboard e KPI dedicati.

È questo il valore che può generare un approccio integrato: partire dalla diagnosi per individuare le opportunità, trasformarle in interventi e misurarne i risultati nel tempo.

Un percorso che Helexia applica non soltanto nel settore della GDO e del retail, ma anche in contesti industriali, dove la conoscenza dei consumi e dei processi diventa fondamentale per individuare gli interventi con il maggiore potenziale di efficientamento.

Il momento di agire è prima della scadenza

Per le aziende già soggette all’obbligo, il 5 dicembre 2027 è una scadenza nota. Per altre imprese, le nuove soglie introdotte a livello europeo rappresentano un cambiamento importante rispetto al quale è necessario iniziare a prepararsi.

In entrambi i casi, il principio è lo stesso: muoversi prima della scadenza.

Aspettare gli ultimi mesi per occuparsi della diagnosi significa rischiare di concentrarsi prevalentemente sull’adempimento. Prepararsi in anticipo consente invece di raccogliere e strutturare i dati, conoscere meglio il proprio profilo energetico, individuare le inefficienze e soprattutto avere il tempo necessario per valutare, prioritizzare e pianificare gli interventi.

La diagnosi energetica acquista il suo vero valore quando smette di essere percepita soltanto come un obbligo e diventa uno strumento per decidere dove intervenire, migliorare l’efficienza dell’azienda e ridurre consumi e costi energetici.

FAQ sulla diagnosi energetica

Chi è obbligato a fare la diagnosi energetica nel 2027?

Nell’attuale quadro normativo italiano, il D.Lgs. 102/2014 prevede l’obbligo periodico di diagnosi energetica per le grandi imprese e le imprese a forte consumo di energia, secondo i requisiti previsti dalla normativa. Per i soggetti interessati, dopo la scadenza del 5 dicembre 2023, il successivo caricamento quadriennale è previsto entro il 5 dicembre 2027.

Cosa prevede la soglia europea dei 10 TJ?

La Direttiva UE 2023/1791 individua una soglia di 10 TJ di consumo medio annuo nei tre anni precedenti, equivalenti a circa 239 tep o 2,78 GWh di energia. Per le imprese sopra questa soglia che non attuano un sistema di gestione dell’energia, la Direttiva prevede la diagnosi energetica. Il quadro applicativo italiano deve essere letto alla luce del recepimento nazionale.

Qual è la differenza tra 10 TJ e 85 TJ?

La Direttiva UE 2023/1791 stabilisce due livelli differenti: sopra 10 TJ di consumo medio annuo prevede la diagnosi energetica per le imprese che non attuano un sistema di gestione dell’energia; sopra 85 TJ, circa 2.030 tep o 23,6 GWh, prevede invece un sistema di gestione dell’energia certificato secondo le pertinenti norme europee o internazionali.